Cara Barbara,
ti scrivo un email che probabilmente non leggerai mai (non ti piacciono le lunghe email). Sempre che io decida di inviartela… Se venire al mondo non è semplice, vivere è ancora più complicato. Relazionarsi poi con le altre persone è quasi impossibile (per gente come te e come me).
Io iniziai a lavorare alla SEL il 4 di giugno del 2009 e quel giorno ti vidi per la prima volta… Mi piacesti da subito e la mia delusione fu tanta quando scoprii che eri sposata. Poi però iniziammo a frequentarci al lavoro. E scoprii una persona eccezionale e preparatissima. Vivevi un tuo mondo a cui nessuno poteva entrarci. Ricordo la tua diffidenza iniziale (ci sono abituato con le ragazze). Ti inventasti la storia dei mici e di Gigi D’ Alessio (te lo ricordi?). Però poi, piano piano, questa diffidenza andò scemando.Ricordo le lunghe lunghissime telefonate tanto che Toni era gelosissimo. Ricordo un giorno che ti sedetti accanto e tu ogni tanto mi toccavi, proprio di chi aveva voglia di toccare l’altro. Ricordo una sera sull’atrio dell’ascensore che d’improvviso mi desti una carezza sulla guancia(una carezza non me l’ha mai data nessuno) e non saprò mai il perché. Quindi iniziai ad “analizzarti” e a scoprire la tua parlata unica e le tue frasi caratteristiche. Che ridere quando dicevi busta al posto di sacchetto (te lo ricordi?). Ricordo la tua contentezza quando mi dicesti che il film UP ti piacque tantissimo. E quante volte ripetevi la frase “Croce sul cuore”! (te lo ricordi?). Poi ci frequentammo sempre di +. Tanto che venne il periodo che mi dicevi di stare zitto in pubblico, proprio come avviene tra marito e moglie. Quindi iniziarono le confidenze. Le serate passate nel tuo ufficio tra occhi che spuntano dietro il monitor del pc.Tra tuoi scoramenti ma anche musica e tante risate. (cambiasti persino orario di entrata). Mi raccontasti molto di te e ogni tanto ripetevi la frase: “è andata così!” (te lo ricordi?). Un giorno, in particolare, eravamo io e le tue colleghe nel tuo ufficio e te ne uscisti con una frase che non c’entrava niente:”e se non ami più tuo marito vai a farti fare i massaggi”(non credo che tu te lo ricorda). Io invece mi ricordo anche quel giorno che facesti una dichiarazione da noi, nel nostro ufficio, ed eri particolarmente felice. Chissà cosa sarebbe successo se ti avessi baciato mentre eravamo accanto alla stampante. Naturalmente mi ricordo dell’ UTF, mi ricordo della domenica passata insieme. Eravamo proprio una bella coppia! Mi ricordo delle tue domande:”cosa fai stasera”,”cosa mangi stasera”, “come passi il weekend”. Mi ricordo di quella volta che mi scrivesti un’email mentre ero da Mike.E ricordo pure che sei stata l’unica in tutta la mia vita a chiedermi come stavo il giorno dopo una malattia. Ricordo che mi obbligavi a mangiare la minestrina (te lo ricordi?) e degli sms che ci scambiavamo (“Imperdonabile…etc etc”). Te lo ricordi dei regali che ci siamo scambiati e di quella sera che sei stata male perché ci eravamo lasciati un po’ così? Ho ancora vivo il ricordo dei regali per il compleanno e di quell’anellino che ti mettesti quando uscimmo dall’ufficio. Quante volte mi spalmasti la “pomata” sulle mani (te lo ricordi?).E quando parlavamo di look, borsette e ballerine. Quando sfogliavamo i tuoi giornali (te lo ricordi?).E le storie pazzesche che ci inventavamo? Giocavamo come due bambini al gioco della vita. E io sentivo che tu eri felice, tu stavi bene. Mi ricordo pure di quelle volte (non sempre) che io mi voltavo dopo averti salutato mentre salivi sul treno e tu rispondevi. Ti ricordi la faccia da funerale che facevo quando dovevamo salutarci alla stazione? E delle volte in cui mi ringraziasti per non averti fatta sentire sola? Eravamo una bella coppia, Barbara. Eravamo fatti l’uno per l’altro. Ricordo le pause nella cucina del tuo piano e di quelle volte che il tuo viso sfiorava il mio tanto che ti avrei potuto baciare. Per non parlare dei giovedì al Queen, che momenti bellissimi (te lo ricordi?). E tutti che mi chiedevano cosa ci fosse tra di noi (mi dicevano “GSPUSI”).
Io capisco e so benissimo che un figlio è molto + importante di tutto questo. Lo capisco benissimo. Ma quello che non capisco e non saprò mai è capire cosa è stato questo periodo per te. Cosa sono stato io per te. Perché se devo vedere quello che è successo dopo allora io sono stato meno di niente. Capisco ora la faccia terrificata la mattina che ti affiancai con l’ auto. Avevi capito benissimo che ero io e avevi paura che ti dicessi di salire. Però non capisco il perché non mi hai detto che eri incinta. Non capisco perché hai preferito cambiare atteggiamento con me, che ho sempre cercato di starti vicino nei momenti no, piuttosto che parlarmi, dirmi che era finito un periodo. Cara Barbara, oltre alla ferita per un sentimento che credevo corrisposto la cosa peggiore è stata il cambiamento di trattamento. Il fuggirmi come fossi un peso, come fossi un problema. Tecnicamente è come se mi avessi portato in una strada e legato al palo mi avessi abbandonato lì. Mi merito tutto questo? Probabilmente sì, però vorrei che me lo dicessi tu.
Cara Barbara, io ti voglio bene. E mi sono fatto da parte per tuo volere, per quell’essere che porti in grembo, che vorrei tanto amare e difendere dalle ingiustizie del mondo, proprio come vorrei fare con te.
Se devo fare affidamento ai miei trascorsi probabilmente tu questa email non la leggerai e se la leggerai proverai forte rancore o odio nei mie confronti, senza sapere perché.
Quello che non avrò mai è una risposta ai mie perché. Un breve momento in cui tu mi possa raccontare cosa sono stati questi mesi “con me”. Se sei stata felice oppure no.
L’altro giorno ritornando verso bolzano, al’altezza di mezzocorona, c’era un arcobaleno. Lo voglio regalare al bambino che porti in grembo. Mi piacerebbe che la sua vita fosse colorata e magica proprio come quell’arcobaleno bellissimo. Allego una lettera che ho scritto per lui e solo per lui. Se tu potessi idealmente leggergliela ora mi faresti davvero l’ultimo favore.
Grazie,
per sempre e soltanto IO
